La cavalcata di Buttafuoco tra i demoni romantici degli Inferi nazi
Il sottotitolo: “Romanzo”, non convince per difetto; così come la dichiarazione della quarta di copertina: “Questo non è un libro di storia. Questa è una storia d’amore”. “I cinque funerali della signora Göring” del romanzo ha il vigore della scrittura, della storia ha le fonti documentarie.
24 AGO 20

Il sottotitolo: “Romanzo”, non convince per difetto; così come la dichiarazione della quarta di copertina: “Questo non è un libro di storia. Questa è una storia d’amore”. No, “I cinque funerali della signora Göring” (Mondadori) non è un romanzo, ma tanti, assemblati da Pietrangelo Buttafuoco come tessere di puzzle che prendono il posto obbligato per offrire solo alla fine l’immagine ricomposta dai lacerti della memoria offesa. E non è un libro di storia, ma un affresco di storia, in cui il dipanarsi dell’amore drammatico (se non fosse tale, non sarebbe assolutizzante) trae alimento e s’intreccia col dramma politico-sociale dell’Europa del Novecento. E’ una evocazione epica e lirica che dalle radici di saga nordica, baltica, risale fino alle vicende dell’avanzata sovietica nella Prussia, della nascita della Ddr e del connesso apparato di soffocante controllo poliziesco. Questo libro, del romanzo ha il vigore della scrittura, della storia ha le fonti documentarie.
Nella seconda parte del volume, che Buttafuoco tratteggia come crescendo wagneriano di tragica sconfitta, con la neve “zuppa di gasolio” dei carri russi che avanzano nelle foreste della Prussia, emerge timido al proscenio il deuteragonista finallora nascosto dagli eventi: il guardacaccia di Carinhall che, personalmente con Göring, nasconde la salma di Carin in una fossa improvvisata nella campagna all’avanzare sovietico. E’ l’umile Erich Oven il simbolo antico della Treue, della fedeltà indissolubile, custode del segreto testimoniale, ormai pericoloso, di quell’antico amore. Una fedeltà, nel contesto nuovo e duro della zona d’occupazione sovietica, della Ddr e della Stasi, che al prezzo del suicidio consente l’avventuroso ritorno in Svezia, per il suo ultimo funerale, dei resti della donna che aveva unito nell’amore mondi diversi e opposti, e che aveva distillato dal male un amore capace di sublimarlo.